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Systems Thinking Italia

Decisioni e modelli mentali9 minuti di lettura

Giuri mai più, poi rifai lo stesso identico errore

Perché le buone intenzioni non reggono contro la struttura che ha prodotto l'errore, e cosa cambiare da riposati prima della prossima volta.

Gabriele Pecchioli

Rifai lo stesso errore perché la decisione, la seconda volta, la prende la stessa struttura che l'ha presa la prima. Il giuramento lo fai da riposato, con il problema davanti agli occhi e il tempo di pensarci. L'errore lo rifai da stanco, con il telefono in mano e qualcuno che aspetta una risposta. Sono due persone diverse che decidono in due situazioni diverse, e la seconda non ha letto il giuramento della prima. Finché il ciclo che produce la pressione resta intatto, la buona intenzione è una pezza che il ciclo strappa al primo giro.

Il giuramento del lunedì

Mettiamo che tu guidi un'azienda da dodici persone che lavora su commessa. È venerdì, le sei di sera. Un cliente importante chiama: gli serve una consegna per martedì, sa che è tardi, insiste. Tu dici di sì. Il sabato lavorano in quattro, la domenica in due, martedì si consegna con un errore di montaggio che costa un rientro e una settimana di scuse. Lunedì sera, in macchina, lo giuri: mai più urgenze accettate di venerdì. Lo dici anche al responsabile di produzione, che annuisce perché lo ha già sentito.

Sei settimane dopo squilla il telefono. Un cliente diverso, lo stesso venerdì, la stessa risposta. Non è che te lo sei dimenticato. Te lo ricordavi benissimo mentre dicevi sì.

Il caso è costruito, ma ne ho visti abbastanza di simili da sapere dove guardare. La prima cosa che noto è che il giuramento riguarda il comportamento ("non accetto più") e lascia intatto tutto quello che lo produce. È come decidere di non avere più fame.

Chi decide davvero sotto pressione

Quando racconto l'episodio in azienda, la tentazione di tutti è cercare il colpevole: il titolare che non sa dire no, il cliente che se ne approfitta, il commerciale che ha promesso. Peter Senge lo scrive in modo netto nella Quinta disciplina: la struttura produce il comportamento, e persone diverse messe nella stessa struttura tendono a produrre gli stessi risultati. Per rifare l'errore non serve una persona debole. Serve un ciclo che la riporti ogni volta nello stesso punto.

Il ciclo, in questo caso, lo disegno così. Ogni impegno accettato aggiunge ore di lavoro. Le ore di lavoro, con qualche settimana di ritardo, alzano la stanchezza. La stanchezza abbassa la capacità di dire no, perché a chi è stanco una trattativa costa più di un sì. E una capacità di dire no più bassa fa accettare altri impegni. Quattro passaggi, due inversioni di segno, un giro che si rinforza da solo.

stesso versostesso versoverso oppostoverso oppostoimpegniaccettatiore dilavorostanchezzaaccumulatacapacitàdidire noRogni giro rende più facile il sìstesso versostesso versoverso oppostoverso oppostoimpegniaccettatiore dilavorostanchezzaaccumulatacapacitàdidire noRogni giro rende piùfacile il sì
Il ciclo del sì di venerdìSegui le frecce: la stanchezza arriva in ritardo rispetto alle ore, e quando arriva abbassa proprio la capacità che servirebbe per fermare il giro.

Il nodo che mi interessa è il quarto. La capacità di dire no è una variabile del sistema e dipende da quanto sei stanco. Il giuramento del lunedì lo fai quando quella variabile è alta. Il sì del venerdì lo dici quando è bassa. Daniel Kahneman ha descritto bene cosa succede quando le risorse mentali sono esaurite: il sistema lento, quello che valuta e confronta, si spegne, e risponde il sistema veloce, che fa la cosa più familiare. La cosa più familiare è il sì.

Uno stock che si svuota piano

C'è un pezzo del ciclo che spiega perché la seconda volta arriva dopo sei settimane e non dopo sei giorni. La stanchezza è uno stock: si accumula con ogni weekend lavorato e scende solo con il recupero, che è lento. Gli impegni invece sono un flusso: arrivano a chiamate, uno alla volta, e ognuno sembra piccolo.

stanchezza\naccumulatasi accumula nel tempoimpegni\naccettatirecupero:\nsonno,pausedopo l'urgenza il livello sembra sceso, ma la vasca è ancora piena a metàstanchezza\naccumulataimpegni\naccettatirecupero:\nsonno,pausesi accumula nel tempodopo l'urgenza il livello sembra sceso, ma la vascaè ancora piena a metà
La stanchezza come vascaIl livello scende solo attraverso il recupero, che è stretto: un weekend di riposo toglie meno di quanto un weekend di lavoro aggiunge.

Questa differenza spiega due cose che vedo spesso. La prima: la settimana dopo il weekend di lavoro va bene, tutti sono sollevati, e il giuramento sembra tenere. Lo stock però è sceso di poco. La seconda: il sì successivo arriva quando lo stock è tornato a un livello che sembra sopportabile, e proprio per questo sembra di avere margine. "Questa volta ce la facciamo." La vasca è ancora piena a metà, e mezza vasca non fa abbastanza male da fermare la mano.

Donella Meadows, in Thinking in Systems, ricorda che gli stock cambiano lentamente anche quando i flussi cambiano di colpo, e che per questo la gente li sottovaluta: guarda l'ultimo impegno e non guarda il livello. Il giuramento ha lo stesso difetto. Riguarda il prossimo flusso in entrata e ignora quanto è piena la vasca.

Sotto la linea dell'acqua

Per capire perché la struttura resta in piedi uso l'iceberg, il modello a quattro livelli usato in questo sito. In alto l'evento, quello che si vede. Sotto il pattern, cioè il fatto che si ripete. Più sotto la struttura che lo produce. In fondo il modello mentale che tiene in piedi la struttura.

linea dell'acqua: sotto, quello che non si vede01 EventiCosa è successo?Venerdì alle sei il titolare accetta una consegna permartedì02 PatternÈ già successo?Ogni sei settimane circa si lavora un weekend perun'urgenza03 StrutturaCosa lo produce?Il commerciale è pagato sull'ordine,nessuno misura le ore, le richiestearrivano sempre al titolare04 Modelli mentaliQuali convinzioni lo reggono?Qui si crede che un cliente a cuidici no sia un cliente che perdisotto: quello che non si vede01 EventiVenerdì alle sei il titolare accetta unaconsegna per martedì02 PatternOgni sei settimane circa si lavora un weekendper un'urgenza03 StrutturaIl commerciale è pagato sull'ordine, nessunomisura le ore, le richieste arrivano sempre altitolare04 Modelli mentaliQui si crede che un cliente a cui dici no siaun cliente che perdi
L'iceberg del sì di venerdìIl giuramento lavora sul primo livello. Il ciclo vive negli ultimi due, dove nessuno guarda il lunedì sera.

Il modello mentale, in questo caso costruito, è una frase del tipo: un cliente a cui dico no è un cliente che perdo. Finché questa frase resta vera nella testa di chi risponde al telefono, ogni regola scritta sopra viene aggirata al primo venerdì difficile. E attenzione: la frase può essere stata vera. Dieci anni fa, con tre clienti in tutto, forse lo era. I modelli mentali sopravvivono alla situazione che li ha generati.

Qui vale la pena dire una cosa sull'intelligenza artificiale, perché mi capita di sentirla proposta come rimedio: un sistema che pianifica la produzione, un assistente che smista le richieste. Se il modello mentale resta "qui non si dice no", lo strumento imparerà a incastrare l'urgenza nel calendario con più efficienza di prima. Amplifica la struttura che trova.

Come accorgersi che stai rientrando nel ciclo

I cicli non suonano un campanello. Hanno però dei segnali, e nel tempo ho imparato a cercarne quattro.

Il primo è una frase: "solo questa volta". Quando me la sento dire, o quando me la sento pensare, so che il sistema veloce ha già deciso e sta cercando il permesso.

Il secondo è l'orario. Le decisioni che poi ho rimpianto le ho prese quasi tutte dopo le sei di sera, da solo, con qualcuno in attesa. È una regolarità, senza pretese di legge, che chiunque può verificare sul proprio calendario.

Il terzo è il corpo. Lo stock di stanchezza si misura male con la testa, perché la testa stanca si giudica meno stanca di quanto è. Si misura meglio con i fatti: quante ore hai dormito, quanti weekend hai lavorato nell'ultimo mese, quante volte hai saltato il pranzo.

Il quarto è il calendario già pieno. Se il sì che stai per dire si infila in una settimana senza buchi, stai togliendo tempo a un altro impegno senza dirlo a nessuno.

Quando due di questi quattro segnali sono accesi insieme, la mia regola è semplice: adesso non decido. Dico che richiamo tra un'ora, o domattina alle nove. Un'ora non cambia la stanchezza, ma cambia chi decide: toglie la decisione a chi è in mezzo al ciclo e la riporta a chi aveva fatto il giuramento.

Una concessione ragionevole, ripetuta

Nel lavoro da freelance non c’è stato un singolo incarico che abbia deciso tutto. Il ruolo da esecutore si consolidava attraverso concessioni che, prese una alla volta, sembravano ragionevoli. Nella ricostruzione del mio percorso verso Unicorn ho riconosciuto questo accumulo: gestire bene l’episodio mi toglieva pressione per cambiare la direzione. Una promessa nuova, da sola, avrebbe lasciato intatto lo scambio. Dovevo rivedere che cosa stavo accettando e per quale obiettivo.

Una regola presa a mente fredda serve a proteggere il tempo che un sì impegna in anticipo. Se la scelta viene rinviata ogni volta, verifica anche quali opzioni l’attesa sta consumando. L’impegno va progettato insieme al contesto in cui dovrà reggere.

Cosa cambiare prima della prossima volta

Il giuramento interviene sul punto più debole del sistema, la volontà del singolo nel momento peggiore. Donella Meadows, nella sua lista dei punti di leva, mette i parametri e lo sforzo individuale in fondo, e le regole, i flussi di informazione e i modelli mentali molto più in alto. Da lì partirei, con quattro cambiamenti che si fanno in un'ora da riposati.

Una regola decisa da riposati, scritta in modo che non serva coraggio per applicarla. Le richieste arrivate dopo le cinque del venerdì ricevono risposta lunedì alle nove, e lo sanno anche i clienti. La regola sposta la decisione fuori dal momento in cui la vasca è piena. Chi chiama di venerdì sera non parla più con il titolare stanco: parla con una regola, e le regole non si stancano.

Una misura visibile dello stock. Un conteggio dei weekend lavorati negli ultimi due mesi, appeso dove lo vedono tutti. Senza una misura lo stock è invisibile e il flusso è l'unica cosa che si vede. Con la misura, il sì del venerdì ha un costo che si legge prima di dirlo.

Un'uscita più larga. Se la vasca si svuota piano, allargare lo scarico vale quanto chiudere il rubinetto: la settimana dopo un'urgenza non si fanno straordinari, per contratto con se stessi, e l'urgenza successiva aspetta.

Un test sul modello mentale. "Un cliente a cui dico no è un cliente che perdo" è un'ipotesi, e le ipotesi si verificano. Tieni un registro: ogni no detto, cosa è successo dopo. Annota sia i rinvii accettati sia le richieste perse: il registro serve a correggere l’ipotesi, anche quando i dati le danno ragione. Non partire dall’idea che dire no sia sempre privo di conseguenze.

Nessuna di queste quattro cose richiede più forza di volontà di prima. Richiedono tutte di spendere un'ora da riposati per cambiare la struttura, invece di spendere un weekend da stanchi per subirla.

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