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Systems Thinking Italia

Sistemi aziendali8 minuti di lettura

Nessuno cancella mai la riunione del lunedì

La riunione del lunedì sopravvive perché si alimenta da sola: agenda piena, decisioni rinviate, tutti presenti. Come cambiarne la struttura, non le persone.

Gabriele Pecchioli

La riunione del lunedì non si cancella perché non dipende da nessuno in particolare: è una struttura che si tiene in piedi da sola. L'ordine del giorno è pieno, quindi ogni punto ha pochi minuti, quindi le decisioni si rinviano, quindi il lunedì dopo l'ordine del giorno è ancora più pieno. E tutti sono presenti perché tutti sono presenti. Chi se la prende con le persone (chi parla troppo, chi non prepara, chi arriva tardi) cura il sintomo. Per uscirne serve cambiare la struttura della riunione: separare la parte che informa dalla parte che decide, dare ogni punto a una persona, invitare solo chi decide, contare i rinvii.

Una riunione che si tiene da sola

Immagina un'azienda da quindici persone, lunedì mattina alle nove, sala riunioni. Dodici punti all'ordine del giorno, novanta minuti. Il primo punto è l'aggiornamento sulle vendite della settimana, e occupa venti minuti perché il commerciale racconta e gli altri commentano. Il secondo è un cliente in difficoltà, altri venti. Alle dieci e mezza si è arrivati al sesto punto, i sei che restano vanno alla settimana prossima, dove troveranno tre punti nuovi ad aspettarli. Nessuno ha deciso di fare così. È successo.

Lo descrivo come caso costruito, ma chi lavora in azienda lo riconosce perché l'ha visto in versioni quasi identiche. Quello che lo rende interessante dal punto di vista sistemico è che non c'è un colpevole. C'è un ciclo.

e si ricominciapunti inagendaminuti perpuntodecisionipresepuntirinviatiRogni lunedì un punto in piùRpunti inagendaminuti perpuntodecisionipresepuntirinviatiogni lunedì un punto in più
Il ciclo che riempie il lunedìSegui le frecce: più punti in agenda, meno minuti per punto, meno decisioni prese, più punti rinviati, e la settimana dopo ancora più punti in agenda. Le due barrette segnano il ritardo di una settimana.

Il segno sulle frecce dice il verso. Più punti in agenda, meno minuti per ciascuno: segno meno. Meno minuti, meno decisioni prese: segno più, perché le due cose vanno nello stesso verso. Meno decisioni, più punti rinviati: di nuovo meno. Più rinviati, più punti la settimana dopo: più, con il ritardo di sette giorni. Un giro completo riporta al punto di partenza con un valore più alto. In gergo è un loop di rinforzo, e la lettera R al centro dice proprio questo. I loop di rinforzo hanno una proprietà sgradevole: non si fermano da soli. Si fermano quando qualcosa dall'esterno li spezza, oppure quando raggiungono un limite fisico, che nel caso della riunione è il momento in cui le persone smettono di ascoltare e cominciano a guardare il telefono.

Informare e decidere sono due lavori diversi

Dentro quei dodici punti ci sono due cose che non dovrebbero stare nella stessa stanza. Alcuni punti sono informazioni: le vendite della settimana, lo stato di un cantiere, la data di una fiera. Altri sono decisioni: accettiamo questa commessa a questo prezzo, chi segue il cliente in difficoltà, assumiamo o aspettiamo.

Le informazioni hanno una caratteristica che le rende pericolose in riunione: non hanno una fine naturale. Si può sempre aggiungere un dettaglio, un commento, una domanda di chiarimento. Le decisioni invece hanno una fine precisa: o si è deciso o no. Quando le due cose si mescolano, l'informazione si allarga e la decisione si stringe, perché l'informazione viene prima (sembra logico: prima i fatti, poi la scelta) e consuma il tempo che la decisione avrebbe usato. Nella riunione costruita sopra, i primi quattro punti erano tutti aggiornamenti. Le decisioni stavano dal settimo in poi. Sono quelle rinviate.

La riunione che informa oggi ha alternative che dieci anni fa non esistevano: un messaggio scritto la domenica sera, una pagina condivisa che ogni reparto aggiorna, in certi casi un riepilogo che un sistema di intelligenza artificiale prepara dai dati del gestionale. Niente di tutto questo richiede quindici persone sedute nella stessa ora. La riunione che decide, invece, le richiede, o almeno richiede quelle che hanno voce in capitolo. Il primo intervento sulla struttura è separare le due: una vale un messaggio, l'altra vale una stanza.

Perché tutti sono sempre presenti

C'è un secondo ciclo, più silenzioso, che riguarda la presenza. Nella riunione del lunedì ci sono quindici persone perché la riunione è importante, e la riunione è importante perché ci sono quindici persone. Chi manca una volta viene notato. Chi manca due volte si chiede se stia dando l'impressione di disinteresse. Così tutti restano, e una riunione con tutti dentro diventa il posto dove si porta ogni cosa, perché tanto ci sono tutti. L'agenda si riempie anche da qui.

Il costo si vede facendo un conto che nessuno fa: quindici persone per novanta minuti sono ventidue ore e mezza di lavoro ogni lunedì, oltre cento ore al mese. Lo scrivo senza drammatizzare: può valerne la pena. Vale la pena se in quelle ore si decide. Se si ascolta un aggiornamento che poteva arrivare per iscritto, è il modo più costoso che l'azienda ha di leggere una email.

Lamentarsi delle persone non cambia niente

Quando racconto questo ciclo, la reazione più comune è una lista di nomi. Quello che parla troppo. Quella che arriva impreparata. Il titolare che apre parentesi. Sono osservazioni vere, e del tutto inutili per cambiare la riunione, per una ragione che il pensiero sistemico ripete da cinquant'anni: la struttura produce il comportamento. Metti una persona diversa nella stessa stanza, con la stessa agenda da dodici punti e lo stesso rito dell'aggiornamento iniziale, e in tre settimane parlerà troppo anche lei. Chi parla troppo sta riempiendo uno spazio che la struttura lascia vuoto: nessun tempo per punto, nessuno che chiuda, nessuna decisione attesa. Lo spazio si riempie con chi ha più parole.

Jay Forrester, che ha fondato questa disciplina al MIT negli anni Sessanta, osservava che le persone dentro un sistema tendono a spiegare i problemi con le intenzioni degli altri, quando quasi sempre lo stesso sistema produrrebbe gli stessi problemi con persone diverse. Vale per le aziende e vale per la sala riunioni, che è un'azienda in piccolo per novanta minuti.

Cambiare la struttura in cinque mosse

Il metodo che uso con le aziende che seguo è questo, in ordine. Il primo passo è quello che cambia di più, per questo è in rosso.

01separainfoedecisioni02ogni puntoha un nome03invitasolochi decide04chiudi conuna scelta05conta irinvii01separa infoe decisioni02ogni puntoha un nome03invita solochi decide04chiudi conuna scelta05conta irinvii
Come si ricostruisce la riunione del lunedìSi parte dal primo passo e si va avanti solo quando il precedente regge da tre settimane. Il primo è quello che spezza il ciclo.

Primo, separare informazione e decisioni. Tutto quello che è aggiornamento esce dalla riunione e va per iscritto, entro la domenica sera, in un formato fisso. In riunione entra solo quello che ha bisogno di una scelta. All'inizio l'agenda si svuota in modo quasi imbarazzante: da dodici punti a tre. È il segno che funziona.

Secondo, ogni punto ha un nome. Chi lo porta in agenda scrive in una riga qual è la decisione da prendere e tra quali opzioni. "Parlare del cliente Rossi" non è un punto. "Decidere se accettare la dilazione a novanta giorni chiesta dal cliente Rossi" è un punto. Senza la riga, il punto resta fuori.

Terzo, in stanza solo chi decide o chi ha un'informazione che serve a decidere. Gli altri leggono il verbale. Questo è il passo che fa più fatica, perché tocca il secondo ciclo, quello della presenza, e all'inizio chi non è invitato lo vive come un'esclusione. Passa in un mese, quando si accorge di avere novanta minuti in più.

Quarto, ogni punto si chiude con una scelta, oppure con una decisione dichiarata di non decidere e una data. Il rinvio esiste ancora, solo che diventa esplicito e ha un costo: va scritto, con il motivo.

Quinto, contare i rinvii. Una riga nel verbale: punti portati, punti decisi, punti rinviati. È la misura del ciclo. Se dopo due mesi i rinviati sono pochi e stabili, il loop è spezzato. Se risalgono, qualcuno sta rimettendo gli aggiornamenti in agenda e si torna al primo passo.

Se la stessa riunione ritorna perché lo stesso problema resta aperto, passa dalla durata dell’incontro al ciclo che riproduce il problema ogni sei mesi. Se invece nessuno decide senza il fondatore, osserva la distribuzione dell’autorità. Sono due modi diversi di leggere i sistemi aziendali.

Cosa aspettarsi nelle prime settimane

Il cambio di struttura ha un ritardo, come ogni intervento sistemico. Le prime due o tre settimane la riunione sembra vuota e qualcuno la vive come una perdita: era anche il momento in cui ci si vedeva tutti, e questo bisogno è vero. Conviene dargli un posto separato, un caffè del venerdì o quello che l'azienda si sente, senza fingere che fosse la riunione a soddisfarlo. Poi, verso il secondo mese, succede una cosa che noto quasi sempre: le decisioni iniziano ad arrivare prima ancora del lunedì, perché chi deve scrivere la riga sul punto si accorge che può decidere da solo. La riunione si accorcia non perché qualcuno l'abbia accorciata, ma perché il ciclo ha cominciato a girare al contrario.

Nessuno cancella la riunione del lunedì, ed è giusto così: cancellarla sposterebbe i dodici punti in dodici conversazioni di corridoio. Quello che si può fare è smontarla e rimontarla con una struttura che spinge nel verso opposto. Le persone, quasi sempre, sono le stesse. E sono le prime a dirti che non la riconoscono più.

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