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Systems Thinking Italia

Sistemi aziendali7 minuti di lettura

Pensiero sistemico nel business: leggere i problemi ricorrenti

Relazioni, ritardi e regole possono contribuire ai problemi ricorrenti. Come formulare ipotesi da verificare nel lavoro di un’impresa o di un gruppo.

Gabriele Pecchioli

Se lo stesso problema torna ogni settimana, vale la pena guardare anche ciò che succede tra un episodio e l’altro. Chi decide, quali informazioni arrivano e quali impegni sono già stati presi? Il pensiero sistemico aiuta a ricostruire queste relazioni prima di scegliere un altro intervento.

Puoi usarlo su un processo circoscritto: una consegna in ritardo, un reclamo, una decisione che passa sempre dalla stessa persona. Lo scopo è formulare ipotesi controllabili su ciò che mantiene la difficoltà e su che cosa potrebbe cambiarla.

Quando cercare una sola causa può non bastare

Cercare e rimuovere una causa diretta può risolvere un guasto. Quando invece persone e reparti reagiscono all’intervento, occorre seguire anche quelle risposte.

Prendiamo uno scenario costruito: un’azienda registra molte uscite e prova ad aumentare gli stipendi. Il turnover scende e poi risale. È una sequenza da spiegare, non un risultato inevitabile degli aumenti.

Le ipotesi possono riguardare retribuzione, crescita, carico, gestione o condizioni esterne. Non sappiamo che lo stipendio fosse una scusa né che una sola causa spieghi tutte le uscite. La domanda sistemica serve a cercare le relazioni fra questi fattori e le prove che potrebbero smentirle.

Il pensiero sistemico avrebbe fatto una domanda diversa: in quale sistema vive questo problema? Quali forze lo alimentano? Cosa cambia se tocco questa leva invece di quella?

Che cosa osserva il pensiero sistemico

Il pensiero sistemico guarda elementi e relazioni, cercando come contribuiscano al comportamento dell’insieme. I circoli di feedback sono una delle strutture possibili: non sostituiscono la ricerca delle cause né esauriscono ogni spiegazione.

Peter Senge, nel suo libro “La quinta disciplina”, lo definisce come la capacità di vedere l’intero anziché le parti, di vedere i processi di cambiamento anziché le istantanee, di vedere i pattern di comportamento nel tempo anziché i singoli eventi.

In una riunione difficile puoi affiancare alla ricostruzione delle responsabilità una domanda sul lavoro: quali passaggi hanno contribuito al risultato e quali possiamo modificare?

Un circolo di apprendimento che ho riconosciuto nel mio percorso

Da bambino faticavo con lettura e scrittura e ho raccontato la mia dislessia anche nel talk TEDxOltrarno. La curiosità per l’informatica mi spingeva a leggere per capire linguaggi, internet e computer. Mentre imparavo cose che mi interessavano, miglioravano anche la lettura, la scrittura e la possibilità di spiegarmi agli altri.

È il circolo che riconosco nella mia esperienza: l’interesse sosteneva la pratica, la pratica mi rendeva più capace di coltivare quell’interesse. Non è una spiegazione clinica della dislessia né una formula valida per tutti. È il punto personale da cui ho imparato a guardare i collegamenti tra variabili che, considerate separatamente, raccontavano soltanto una difficoltà. Il talk e il mio percorso sono il contesto di questo esempio.

I tre concetti base del pensiero sistemico nel business

Non devi diventare un esperto di sistemi dinamici per usare questo approccio. Bastano tre concetti.

I feedback loop. Esistono due tipi. Quelli di rinforzo amplificano: più A cresce, più cresce B, più cresce A ancora. Possono essere virtuosi (crescita, apprendimento, fiducia) o devastanti (perdita di clienti che porta a tagli che portano a peggioramento del servizio che porta a ulteriore perdita di clienti). Quelli di bilanciamento cercano la stabilità, agiscono come termostati. Nella maggior parte delle organizzazioni, i problemi ricorrenti vivono dentro loop di rinforzo negativi che nessuno ha identificato come tali.

I ritardi. I sistemi complessi raramente reagiscono subito. C’è sempre un ritardo tra l’azione e il suo effetto. Facciamo una cosa, non vediamo risultati, concludiamo che non funziona, cambiamo approccio. Poi, dopo mesi, arrivano gli effetti della prima azione, nel momento in cui stiamo già facendo tutt’altro. Le politiche di formazione, di cultura aziendale, di costruzione della reputazione: quasi tutte le iniziative più importanti hanno ritardi lunghi. Chi non capisce i ritardi li abbandona prima che diano risultati.

Nel saggio Leverage Points, Donella Meadows propone una gerarchia orientativa di possibili interventi. Parametri, informazioni, regole e obiettivi possono avere effetti diversi secondo il sistema. La lista non dimostra che aumentare stipendi o budget sia inefficace, né garantisce risultati maggiori cambiando una convinzione.

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Dove intervenire, dal più debole al più forteAlzare gli stipendi, come nell’esempio del turnover, è il primo gradino: il più usato e il meno efficace. In rosso quello che produce effetti enormi e che quasi nessuno tocca.

Come si applica concretamente in un’azienda

Considera un’azienda B2B ipotetica con un problema di qualità costante. Ogni mese, una percentuale di consegne aveva difetti. Ogni mese, il team di produzione veniva convocato, analizzava i difetti, implementava correzioni. Il mese dopo, i difetti c’erano ancora, magari in un’area diversa.

Analisi lineare: trova il difetto, correggi il difetto. Analisi sistemica: perché il sistema produce difetti in modo sistematico?

La risposta era nei ritardi e nei loop. I commerciali vendevano promettendo tempi di consegna impossibili. La produzione si adattava accelerando i processi, saltando controlli. I difetti aumentavano. I clienti si lamentavano. I commerciali promettevano correzioni urgenti, creando ancora più pressione sulla produzione. Il circolo si autoalimentava.

Disegnato, il circolo ha quattro nodi e ogni legame va nello stesso verso.

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Il circolo dei difetti in consegnaOgni giro aumenta la pressione in produzione. Correggere i difetti uno per uno vuol dire lavorare su un nodo mentre il circolo continua a girare. Le promesse dei commerciali entrano da fuori, ed è lì che stava la leva.

La soluzione non era nel processo produttivo. Era nel sistema di incentivi dei commerciali e nella mancanza di comunicazione strutturata tra vendite e produzione. Rivedere quei legami è un’ipotesi di intervento: andrebbe verificata confrontando carico, tempi e difetti prima e dopo, senza dare per certo il risultato.

Gli errori più comuni

Cercare una spiegazione soltanto nelle persone. Responsabilità individuali e condizioni organizzative vanno esaminate insieme. Una sostituzione può essere necessaria; da sola potrebbe lasciare alcuni ostacoli intatti. Quali fatti sostengono l’una e l’altra lettura?

Confondere intervento e diagnosi. Licenziare, formare o cambiare una procedura sono scelte, non sintomi. Prima di sceglierle, distingui ciò che è accaduto dalle cause ipotizzate e stabilisci che cosa vorresti osservare dopo.

Ottimizzare le parti invece che il tutto. Ogni reparto che lavora per massimizzare i propri KPI, spesso a scapito degli altri, è un esempio di ottimizzazione locale che danneggia il sistema globale. L’efficienza di un singolo nodo non è la stessa cosa dell’efficienza del sistema.

Un esercizio concreto

Prendi il problema ricorrente che ti disturba di più. Quello che si ripresenta ogni mese, che hai già “risolto” tre volte senza risultato.

Scrivi almeno cinque variabili che lo influenzano, non solo le cause dirette, anche quelle indirette, ambientali, culturali. Poi traccia le frecce. A influenza B? B influenza C? C torna su A? Cerca i circoli. Cerca i loop di rinforzo. Cerca i ritardi nascosti.

Per una prima ricostruzione puoi usare un foglio. Segna le relazioni che ipotizzi e distingui quelle documentate da quelle ancora da verificare.

La mappa potrebbe mostrare un punto di intervento diverso da quello iniziale, oppure confermare che mancano capacità o risorse. Cerca dati e interpretazioni alternative prima di scegliere: trovare un circolo convincente non basta.

Le definizioni di feedback, ritardi e punti di leva sono raccolte nella guida al pensiero sistemico. Per riconoscere gli effetti in un processo concreto, confronta una riunione che si riproduce con un gestionale che non cambia il lavoro: strumenti diversi possono lasciare intatte le stesse regole.

Il pensiero sistemico e la leadership

Per chi guida un gruppo, questa lente aggiunge una responsabilità: mettere alla prova anche le regole su cui ha influenza. Non ogni problema culturale si risolve con una nuova policy, e non ogni problema di prestazione viene dal sistema. Il lavoro è distinguere le ipotesi senza decidere prima dove debba trovarsi la causa.

Prima dell’intervento, stabilisci che cosa controllerai e quando. Una correzione può aiutare subito e creare un costo più avanti: considera entrambi i momenti nella verifica.

Se la mappa non spiega i fatti o lascia fuori una variabile importante, rivedila. Anche scartare un collegamento che sembrava convincente è un risultato della verifica.

Puoi partire dall’ultima ricorrenza del problema: raccogli date, decisioni e informazioni disponibili in quel momento. Confrontale con l’episodio precedente e scegli un collegamento da controllare.

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